La fiera di San Martino e gli altri eventi del fine settimana

Il weekend che si sta avvicinando è uno dei più attesi dell’anno; in occasione della festa del Santo Patrono di Belluno, venerdì 11 novembre 2016, gli eventi che animeranno la nostra Adorable Città saranno davvero molti, a partire dalla famosa fiera di San Martino, fino allo Street Food e alla movimentatissima Notte di San Martino. Non crederete mica che sia finita qui? Ecco il programma completo!

 

Venerdì 11 novembre, il giorno di San Martino

Nel giorno del Santo Patrono di Belluno, si terrà la solenne celebrazione presso la Basilica Cattedrale alle ore 10.00 della mattina. Alle ore 11.30, invece, ci sarà la consegna del Premio San Martino a Clio Zammatteo presso il Teatro Comunale.

A partire dalle ore 19.00 il centro di Belluno si scatenerà con la terza edizione de La Notte di San Martino organizzata da Bellunolanotte, in collaborazione con i bar e locali del centro storico.

Ma in cosa consiste questa notte bianca? Musica live, dj set ed enogastronomia è il ricco menù che sarà offerto dai locali del salotto bellunese, con l’obiettivo di riportare la gente (bellunesi e non) a vivere il luogo più bello e caratteristico della nostra città.

Dalle ore 19.00 si comincerà con un aperitivo itinerante, in cui  ogni locale proporrà un intrattenimento diverso, si proseguirà fino a tarda serata a passeggio tra le caratteristiche vie del centro storico di Belluno, degustando qualche cicchetto insieme a un buon bicchiere di vino  il tutto accompagnato dalla buona musica! Ecco il programma completo, con i locali coinvolti e la musica dal vivo. 

 

Sabato 12 novembre

Da sabato 12 a domenica 13 novembre, nellambito della Fiera di San Martino di Belluno, tornerà lo Street Food! Lo Street Food Village sarà posizionato in Piazza Piloni e quest’anno consisterà in una vera e propria finale di un tour, dove undici fuoriclasse del cibo di strada dimostreranno il loro valore. Saranno presenti decine di specialità da tutta Italia e dal mondo per far degustare alle migliaia di persone previste i cibi di strada più tradizionali e genuini. in Piazza Piloni sarà possibile assaggiare anche i prodotti delle eccellenze del Parco delle Dolomiti bellunesi e dell’Unione Montana; gli stand streetfood, quelli con la tendina, saranno aperti sabato dalle 17 alle 24 e domenica dalle 8 alle 22.

Nella giornata di sabato, alle ore 18.00, vi invitiamo all’anteprima di Spade delle Dolomiti, il primo evento interamente dedicato alla riscoperta delle spade prodotte nel distretto bellunese del ferro. L’evento si svolgerà tra Piazza Duomo e Palazzo dei Rettori, all’interno dei festeggiamenti per il patrono Martino, non a caso scelto dato che è il santo con la spada. Una sorpresa scintillante e fragorosa, accompagnata dalle voci del sestetto vocale femminile Esafonia, animerà la piazza concludendosi nel magnifico salone del palazzo che oggi ospita la Prefettura. Un’anteprima da non perdere per riscoprire un passato glorioso e da valorizzare. Per maggiori informazioni vi invitiamo a visitare la pagina Facebook. 

Vi segnaliamo anche due eventi che avranno luogo entrambi alle 21.00 di sabato 12 novembre:

Presso la Basilica Cattedrale, il Messiah di G.F. Handel con l’Orchestra Dolomiti Symphonia e la Polifonica B. Marcello.

Presso il Teatro San Gaetano di Castion, sempre alle 21.00, “Donne come te… o quasi“, con l’Associazione Culturale Teatro à la coque:  un recital divertente e brillante che porta in scena diversi modi di essere donna quali la suora assatanata, la moglie indolente, la logorroica e l’apprensiva, la prostituta di classe, la tenera mamma. Evento a cura della Pro Loco Pieve Castionese , all’interno della Rassegna teatrale Cinque vie.

Domenica 13 novembre

La Fiera Mercato di San Martino, o Sagra di San Martino, coincide storicamente con la fine dell’annata agraria: testimonianze storiche la datano fin dal Trecento, seppure con carattere più specificamente di commercio di bestiame.

Per tutto il giorno, il centro storico ospiterà le bancarelle che offriranno una vasta gamma di articoli e tante curiosità. In Piazza Mercato sarà presente il mercatino dell’antiquariato, “Cose di Vecchie Case”, manifestazioni enogastronomiche e le tradizionali castagnate a fare da cornice.  Oltre cento operatori propongono prodotti agroalimentari, biologici, artigianali e tradizionali, animali, fiori e piante di ogni tipo. Per i bambini ci sono giocattoli, pupazzi, palloncini e gonfiabili. Non mancano i punti di ristoro con somministrazione di cibi e vivande.

Vi invitiamo a non perdervi il concerto in onore di San Martino del Complesso Bandistico Città di Belluno, alle ore 10.45 in Piazza Duomo. E vi ricordiamo anche che per tutta la giornata sarà presente lo Street Food in Piazza Piloni!

Vi ricordiamo infine che dal 7 al 13 novembre sarà possibile visitare, presso Palazzo Crepadona, l’esposizione di tutte le statue che hanno partecipato all’Ex tempore di Scultura con i seguenti orari: dal lunedì al sabato dalle ore 10.00-12.30 e 15.00-18.00, mentre venerdì 11 e domenica 13 ad orario continuato.

Dall’8 novembre al 4 dicembre, sempre presso Palazzo Crepadona, si terrà anche la mostra “An de la Fan, Belluno invasa“.

 

Molte di queste iniziative fanno parte di “Benvenuto San Martino”, il cartellone di eventi in programma a Belluno nel mese di novembre, nell’ambito dei festeggiamenti per il Santo Patrono della città. Scopri il programma completo!


Correte tutti alla festa del Pastin

Ecco il primo evento tutto dedicato ad una specialità unica del nostro territorio: l’irresistibile Pastin! Siamo sicuri che non esista al mondo persona che non rimanga affascinata dal sapore e dall’odore del pastin. Ma se voi non avete la stessa certezza, potete far girare la voce ed invitare tutti al primo evento dedicato al pastin per togliervi ogni dubbio: dal 28 al 30 ottobre, in Piazza dei Martiri a Belluno, pastin per tutti, sport, divertimento e molto altro!

 

Non prendetevi impegni per questo fine settimana: dal 28 al 30 ottobre, in Piazza dei Martiri a Belluno, AICS Comitato Provinciale di Belluno, NG TIMING e Gruppo Alpini di Salce, col patrocinio e la coorganizzazione del Comune di Belluno, con il supporto del Consorzio Operatori del centro città e della Pro Loco Pieve Castionese organizzano un evento davvero unico nel suo genere: “Il PASTIN, in piazza… …di corsa” a Belluno, nella centralissima Piazza dei Martiri! Non perdetevi la nostra Adorable Belluno inebriata dai profumi delle specialità tipiche bellunesi, dal 28 al 30 ottobre!

Che cos’è il pastin?

“Il Pastin é il risultato di una lavorazione artigianale, legata alla tradizione e alla passione per le cose buone. Un vanto tutto bellunese, la cui ricetta originale prevede l’uso, in percentuali diverse, di carne di maiale e carne di manzo, aromatizzate con un insieme di spezie segrete che lo rendono particolarmente saporito. Un prodotto locale realizzato con carni rigorosamente selezionate provenienti esclusivamente da allevamenti della provincia di Belluno.”

Ma perché “Il Pastin, in piazza…di corsa”?

Nel corso della manifestazione dedicata al pastin, si disputerà la prima “BELLUNO URBAN MARATHONdomenica 30 Ottobre alle ore 9:00! In che cosa consiste? Si tratta di una corsa di 6 giri su circuito di 7,033 km nientepopodimeno che nel Centro storico di Belluno!

A seguire, sullo stesso circuito, in contemporanea si svolgeranno delle altre corse più brevi e meno impegnative:
la “URBAN HALF MARATHON“, alle ore 9.00 che prevede 3 giri per un totale di 21,09 km, la “SPORTS RUN“, alle ore 10.00 in cui si corrono due giri del centro storico per un totale di 14,066 km e, infine, la “FAMILY RUN“, sempre alle ore 10.00, adatta anche alle famiglie con bambini perché prevede un solo giro del circuito per un totale di soli
7 km.

Si richiede certificato medico agonistico per le URBAN e la SPORTS RUN.

Per info e iscrizioni: www.ngtiming.com
iscrizioni.ngtiming@gmail.com – cell. 339 6231678

 

Ecco a voi il programma completo dei tre giorni dedicati allo sport e al pastin

Da venerdì 28 ottobre alle ore 18.00 fino a domenica 30 ottobre alle ore 15.00 in Piazza dei Martiri,  a Belluno.

Venerdì 28 ottobre

I festeggiamenti cominciano alle ore 18.00 e si protrarranno per tutta la serata.
Alle ore 20.00 è prevista la partenza della corsa “Su… PER SCALE” (650 gradini): si tratta di una manifestazione podistica sulle scalinate di Belluno.

Sabato 29 ottobre

Sabato i festeggiamenti cominceranno la mattina partire dalle ore 9.00 e continueranno fino a tarda sera. Pastin, polenta fumante di cagliera (a cura del Gruppo Alpini di Salce), vino, dolci tipici bellunesi e molto molto altro, per una giornata tutta da gustare!

Domenica 30 ottobre

Anche domenica i festeggiamenti cominceranno alle ore 9.00 e termineranno, però, alle 3 del pomeriggio.

E proprio domenica sarà la giornata in cui si correranno le gare podistiche sopraelencate. Rivediamole velocemente insieme:

Programma Sportivo su circuito in Centro storico

ore 9.00 “URBAN MARATHON” (6 giri – Km 42,195) ore 9.00 “URBAN HALF MARATHON” (3 giri – Km 21,097) ore 10.00 “SPORTS RUN” (2 giri – Km 14, 066)
ore 10.00 “FAMILY RUN” (1 giro – Km 7,33)

 

Partecipano le Macellerie:

“Boito” di Ponte nelle Alpi – “Cavarzano” di Belluno – “Gaz” di Sedico “Perera” di Belluno – “Segat” di Belluno

Non ci sono scuse: il pastin, si sa, non è certo il cibo più dietetico del nostro territorio…ma dopo una bella corsetta nel centro storico della città, sarà sicuramente più che meritato! Vi aspettiamo numerosi!

 

Per info e iscrizioni: www.ngtiming.com
iscrizioni.ngtiming@gmail.com – cell. 339 6231678


Fotogiornalismo e Fotografia di strada: da Mario De Biasi agli Instagramer

In uscita la monografia sul fotografo bellunese, edita da Electa, dal titolo “Il mio sogno è qui”. La presentazione in anteprima, a Belluno, al Teatro Comunale, sabato 17 settembre 2016 alle ore 17. 

Verrà presentata in anteprima a Belluno, presso il Teatro comunale, sabato 17 settembre alle ore 17, la prima monografia dedicata a Mario De Biasi dopo la sua morte nel 2013, realizzata da Electa per la collana Electaphoto in collaborazione con il Comune di Belluno. 450 immagini circa tra scatti (anche inediti) e copertine di riviste e libri, selezionate presso l’Archivio Mario De Biasi e quello di Mondadori Portfolio, raccontano la storia del fotoreporter professionista di Epoca.

La presentazione, che si aprirà con un momento istituzionale, avrà un taglio molto attuale, gettando un ponte tra la figura del classico fotoreporter e i moderni instagramer che, in particolare con la streetphotography, hanno in qualche modo raccolto il testimone di De Biasi.

Interverranno il critico Roberto Cotroneo, autore del saggio di apertura della monografia, e Silvia De Biasi, figlia del fotografo che ha contribuito alla realizzazione del catalogo mettendo a disposizione l’archivio privato del padre. Ad animare il dibattito sul cambiamento della figura del fotoreporter, ci saranno Uliano Lucas, fotografo di fama internazionale e amico di De Biasi e Fabrice Gallina, rappresentante della nuova guardia che ha aperto le braccia ai social media come Instagram, dove conta più di 100.000 followers.

Il moderatore sarà Roberto Mutti, giornalista, critico fotografico, curatore e docente di fotografia.

E sempre in tema di Instagram, è stato lanciato un concorso in cui gli instagramer sono chiamati a postare scatti di streetphotography con l’hashtag #sguardodainstagramer. La foto del vincitore e altre foto selezionate saranno proiettate durante la presentazione.

L’iniziativa è stata realizzata grazie al supporto della Fondazione Cariverona e  della Regione del Veneto.

E’ un’immensa soddisfazione per noi poter finalmente omaggiare la figura di Mario De Biasi con la prima monografia a lui dedicata.” – dichiara l’assessore alla cultura, Claudia Alpago-Novello. “Si tratta di un volume che ripercorre la sua produzione fotografica, ma si sofferma anche su altre espressioni figurative e intellettuali così da riportare al lettore un’immagine a tuttotondo che finora mancava”.

MARIO DE BIASI. Il mio sogno è qui

Electa pubblica nella collana Electaphoto la prima monografia dedicata a Mario De Biasi dopo la sua scomparsa nel 2013, realizzata con il Comune di Belluno, sua città Natale. 450 immagini circa tra scatti (anche inediti) e copertine di riviste e libri, selezionate presso l’Archivio Mario De Biasi e quello di Mondadori Portfolio, raccontano la storia del fotoreporter professionista di Epoca.

Per la celebre rivista che entrava nelle case degli italiani, De Biasi realizza tra gli anni Cinquanta e Ottanta del secolo scorso centinaia di copertine e reportage in tutto il mondo (Giappone, Israele, Siberia, Ungheria…)

De Biasi fotografa in quei decenni anche il nostro paese e la sua gente così come fotografa divi, artisti e icone costruendo un mondo di immagini in cui la bellezza formale si fonde al dato umano. Un mondo anche semplice che ‘’mette assieme il tratturo delle transumanze con il Sunset Boulevard, la Rive Gauche con i bar del Giambellino, il tram di legno semivuoto con le bandiere di Budapest nel 1956’’ come scrive Roberto Cotroneo nel suo testo per il libro Electa. Immagini, che non documentano, non mostrano ma che ‘donano’: ‘uno strumento culturale, nutrimento dell’immaginazione’.

La monografia in uscita a settembre 2016 include, oltre al testo della curatrice Enrica Viganò e due testimonianze delle sue frequentazioni bellunesi, una serie di apparati a cura di Silvia De Biasi: un’antologia critica, una biografia illustrata, l’elenco delle mostre personali e una sinossi figurata della straordinaria qualità dei libri di una lunga e gloriosa carriera e, per la prima volta, tutte le copertine di “Epoca”.

Biografia

Mario De Biasi, nato a Sois (Belluno) nel 1923, deportato in Germania in un campo di lavoro durante la Seconda Guerra Mondiale, inizia a fotografare a Norimberga nel 1945 con un’attrezzatura di fortuna rinvenuta tra le macerie della città. Rientrato in Italia, nel 1948 organizza la prima mostra personale presso il Circolo Fotografico Milanese. Nel 1953 arriva a “Epoca” come fotoreporter professionista e nell’arco di trent’anni realizza centinaia di copertine e reportage in tutto il mondo. Con “Epoca” De Biasi percorre migliaia di chilometri: dalla rivolta di Budapest (1956) al Giappone (1970), dall’eruzione Etna (1964) alla guerra in Israele (1973), dalla Siberia (1965) a Parigi (1968). Con i suoi scatti sono stati illustrati articoli, numeri speciali di riviste, più di cento libri, oltre a numerose mostre e collettive. Tra queste ricordiamo “The Italian Metamorphosis 1943-1968” al Guggenheim Museum di New York (1994), che ha reso celebre lo scatto Gli italiani si voltano, scelto come manifesto ufficiale dell’esibizione. Molti altri riconoscimenti gli sono stati attribuiti a livello internazionale, tra cui l’Erich Salomon Preis a Colonia (1973), il premio Saint-Vincent per il giornalismo (1982) e il premio alla carriera al Festival di Arles (1994), oltre alla nomina nella giuria internazionale del World Press Photo di Amsterdam per le edizioni 1975, 1976, 1977. In Italia, dopo essere stato insignito del titolo di Maestro della Fotografia Italiana dalla FIAF (2003), il 7 dicembre 2006 il Comune di Milano gli conferisce l’Ambrogino d’oro, per la prima volta assegnato all’unanimità; nel 2013 riceve il Premio AIF (Associazione Italiana Foto and Digital Imaging) alla carriera. E’ morto il 27 maggio 2013.


La Chiesetta di San Pellegrino, un “mondo” poetico

Si trova ad una manciata di minuti dal centro storico di Belluno, nasce attorno alla metà del Quattrocento come cappella gentilizia ed era il luogo del cuore di Dino Buzzati, che lì riposa per sempre. È la Chiesetta di San Pellegrino, un antico oratorio legato alla famiglia dei Sacello che sorge lungo la sinistra Piave, a Visome. 

La chiesetta di San Pellegrino non passa certo inosservata: le sue linee hanno qualcosa di fiabesco, mentre il tipico colore rosso risulta ancora più sgargiante grazie al verde intenso della vegetazione che la circonda. Non è difficile capire perché Dino Buzzati abbia scelto di riposare in pace proprio qui, suo luogo di nascita ma anche luogo di rifugio e di ritorno per tutta la sua vita.

Villa Buzzati e la Chiesa di San Pellegrino

La chiesetta di San Pellegrino è un antico oratorio di fondazione cinquecentesca, legato ai Sacello, famiglia di farmacisti e notai ammessa nel Maggior Consiglio di Belluno nel 1547 ed estintasi nel 1735: il loro stemma compare infatti sulla campanella con la data del 1532.

La villa a cui la chiesetta è accorpata, fa parte del complesso agricolo-residenziale dei Sacello risalente al 1535, sul cui nucleo Cesare Buzzati nel 1811 fece erigere il complesso edilizio che possiamo vedere tutt’oggi: si tratta di uno dei più rappresentativi del gusto romantico del primissimo ‘800, con qualche aggiunta neogotica alla fine del secolo.

Gli esterni della villa sono decorati da affreschi di pittori dell’epoca, tra cui il più noto è Pompeo Molmenti. Ed è proprio all’esterno della villa, sulla strada, che sorge la caratteristica Chiesa di San Pellegrino.

La strana planimetria della Chiesetta di San Pellegrino

Come abbiamo già visto, la chiesetta è un antico oratorio di origine cinquecentesca costruita da Jacopo Sacellus.

Ma com’è strutturata? La disposizione planimetrica dell’edificio è alquanto strana: la chiesetta presenta una pianta con nucleo decagonale circondato da un ambulacro interrotto dal campanile, posto esattamente dietro l’altare, salvo che sui tre lati dalla parte dell’ingresso verso la strada. Perché questo? Per separare il vano centrale, aperto a tutti i fedeli, da quello riservato ai proprietari della villa, i quali potevano assistere alle funzioni da apposite finestre schermate da un graticcio di legno.

Del nucleo originario del piccolo sacro edificio – sorto forse attorno alla metà del Quattrocento, pare con la fisionomia di cappella gentilizia – sembra rimanga qualche vestigia inglobata nella struttura dell’attuale sagrestia.

Dino Buzzati e la Chiesetta di San Pellegrino

Lo scrittore bellunese Dino Buzzati trascorse proprio nella villa adiacente la chiesetta le estati della sua infanzia; amò fortemente questo luogo, al punto da farne il simbolo di rifugio e di ritorno per tutta la sua vita: il fascino dell’edificio, oggi ancora intatto, esercitò su di lui un’importantissima influenza nella maniera stessa di percepire lo spazio.

(Villa San Pellegrino) rappresenta uno dei fondamenti del mio “mondo” poetico  soprattutto dal punto di vista fantastico”, dice l’artista in un’intervista.

E, ancora: “…Questa la casa dove sono nato, questi i prati dove ho imparato a camminare, le piante tra cui bambino ho combattuto le prime battaglie  coi pellerossa, le immagini, i momenti, le luci, le voci, da dove sono venuti i primi presentimenti, le prime esaltazioni spirituali. Da queste erbe, cespugli, alberi, fossati, viottoli, muri, stanze, corridoi, scale, libri, mobili, fienili, solai, ho ricevuto le prime poesie…”.

Fu proprio nella chiesetta di San Pellegrino che Dino Buzzati venne battezzato, il 23 ottobre 1906, ed è qui che lo scrittore ha scelto di riposare per sempre.

La Chiesetta di San Pellegrino si trova in Via Visome, 16, BL.

 

Photo Credits: Francesco Sovilla 


Col di Roanza e la Chiesetta di San Michele

Chiunque abbia trascorso un periodo della sua vita a Belluno lo sa: uno dei migliori panorami sulla Val Belluna lo si vede dalla località di Col di Roanza, e se ci si arriva dopo una bella passeggiata dalla località di Sopracroda ancora meglio. Ma questo luogo non regala solo una splendida vista…

Col di Roanza è una delle mete più ambite dai bellunesi: scenario di molte feste, teatro di numerose marce pedonali, luogo di ristoro grazie all’omonimo rifugio e soprattutto punto di partenza per raggiungere la cima del Monte Serva. Il luogo, per l’appunto, sorge proprio sulle pendici di questo monte: da qui il panorama è decisamente incantevole, sia verso la città di Belluno, sia in direzione del gruppo dello Schiara.

Proseguendo da Col di Roanza la strada diventa un sentiero sempre più impervio fino alla cima del Monte Serva; ma prima di raggiungere Col di Roanza cosa troviamo?

Dopo vari tornanti da Sopracroda, si apre sulla destra una piazzola dalla quale, sempre a destra, parte una stradina bianca che si inoltra in una conca decisamente coltivata. Qui, alle pendici del colle, quasi sospesa su un poggio sopra la Val Belluna, sorge la Chiesetta cinquecentesca di San Michele.

Chiesa San Michele

La chiesetta ha delle fattezze linearmente essenziali.
La sua struttura, così come la vediamo adesso, è quella assunta in epoca cinquecentesca, con il caratteristico protiro per il riparo dei viandanti che anticipa la semplice aula squadrata e l’abside ottagonale.
La chiesa originaria era probabilmente sorta già in epoca tardoantica, nel corso del VI secolo, lungo un percorso realizzato molto probabilmente per scopi militari in epoca romana, (se non precedente), ancora visibile sul terreno a monte della chiesetta: una direttrice pedemontana che da Ponte nelle Alpi, passando per San Liberale attraverso il Col di Roanza, Vaus e il Pont de la Mortìs, raggiungeva Bolzano Bellunese e poi l’imbocco della Val Cordevole senza dover scendere fino a Belluno.

All’interno della chiesetta, sotto l’arcata trionfale contraddistinta da due eleganti lesene coronate da capitelli scolpiti a motivi vegetali e volute, si trova un crocifisso ligneo risalente al ‘700: si tratta di un lavoro di artigianato locale.

L’altare ha una piccola pala dipinta ad olio che raffigura un sacerdote ebraico, probabilmente Aronne, che regge il turibolo e la navicella; la sua figura è contornata da serti di rose. Quest’ultima decorazione è probabilmente un ritocco ottocentesco, mentre la figura del sacerdote parrebbe settecentesca e attribuibile ai modi di Antonio Gabrielli.

Fino a poco tempo fa la Chiesetta di San Michele conservava una tela raffigurante la vergine con il Bambino, con a sinistra san Michele e alla destra un Santo Martire. Alle loro spalle, un paesaggio dai colori freddi ma dai profili ben delineati, di suggestiva luminosità, quasi lunare. L’opera, di particolare pregio, per motivi precauzionali, è stata trasferita presso il Seminario di Belluno; al suo posto troviamo una riproduzione fotografica.

Ecco come arrivare ai piedi della lunga via che porta in località Col di Roanza:

Fonti: Belluno, storia, architettura e arte a cura di Gigetto De Bortoli, e Archivio Storico di Belluno

Fotografia della chiesetta di Mapio.net

 


Il gusto dell’altro

Quanto spesso ci ritroviamo a credere che nelle piccole realtà di montagna, lontane dalle grandi città, le persone siano chiuse e restie ad accettare culture diverse?

Belluno sfata questo mito, dedicando dieci giorni all’incontro tra i popoli, con la manifestazione Il Gusto dell’Altro.

Dal 20 al 29 maggio Belluno sarà teatro della quarta edizione de Il Gusto dell’Altro riproposta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Belluno con la collaborazione delle Officine della Cultura, per favorire l’integrazione fra immigrati e bellunesi di vecchia generazione, offrendo momenti di confronto e di festa volti ad approfondire la conoscenza e la scoperta dell'”Altro” attraverso i differenti modelli culturali, usi e costumi che lo contraddistinguono.

Oltre a essere un importante momento di aggregazione culturale e di riflessione su vecchie e nuove emigrazioni, Il Gusto dell’Altro svolge, in senso più lato, una funzione di promozione della città, valorizzando il centro storico e coinvolgendo attivamente associazioni, istituzioni culturali, esercenti e commercianti, oltre naturalmente il vasto pubblico che popola i suoi numerosi eventi.

Un ringraziamento va a tutti i partners che, sempre più numerosi, hanno aderito alla manifestazione contribuendo alla diffusione della cultura dell’”Altro” e dell’integrazione.
Sono tante le iniziative pensate per conoscere da vicino la cultura di persone che arrivano da paesi lontani e per dar loro modo di approfondire le tradizioni bellunesi.

Il Gusto dell’Altro è una rassegna che ritorna ogni anno e che coinvolge bellunesi autoctoni e bellunesi acquisti in oltre venti appuntamenti diversi.
Durante la settimana troveranno spazio spettacoli teatrali, letture, opere musicali per ragazzi e momenti di riflessione, con la proiezione di documentari e conferenze: racconti di esperienze reali e storie di italiani all’estero tra clandestinità e separazioni obbligate, ma anche spumeggianti feste brasiliane, eventi pensati per i più piccoli e tanta musica da tutto il mondo.

Un’occasione pensata per avvicinare popoli diversi, per imparare che molti luoghi comuni sono solo il frutto di una scarsa conoscenza degli altri, perché ciò che ci unisce è spesso molto più grande di ciò che ci divide.

Potete visualizzare qui il programma dettagliato. 


Sapori che restano impressi nella mente

Questa è una storia particolare, il cui finale a lieto fine dipende da tutti noi. I protagonisti sono un abitante del Michigan, una nonna che negli anni ’20 migrò da Domegge di Cadore negli Stati Uniti e una ricetta perduta. Leggete un po’ qui…

Qualche giorno fa è arrivata una mail da parte del Signor Ronald C. Mucci: una volta aperta, abbiamo letto con sorpresa e con un sorriso una richiesta un po’ strana: il nostro amico statunitense ci scrive di avere un’immensa nostalgia nei confronti di un piatto che cucinava sua nonna, originaria di Domegge di Cadore, e di cui proprio non riesce a trovare la ricetta: il piatto in questione è la Polenta col Baccalà.

Ronald specifica che non ha più nessun parente vivo che possa in qualche modo dargli delle risposte.  Ecco il testo (tradotto) della sua mail:

 

Mia nonna in occasione del Natale e della Pasqua era solita cucinare polenta e baccalà. Si chiamava Diletta Da Vinchie e veniva da Domegge di Cadore. Sposò Annibale (George) Da Vinchie e insieme si trasferirono in America nel 1920. 

Non ho nessun parente che mi possa aiutare a recuperare la ricetta del baccalà perché tutti i miei familiari sono morti.

Io cucino la polenta molto bene ma non so come fare il baccalà con la salsa bianca che lei metteva sopra la polenta. Era buonissimo e aveva l’aspetto di una salsa bianca con dei pezzetti di pesce al suo interno. Mi manca davvero molto il suo pranzo della domenica. Se voi poteste aiutarmi, io ve ne sarei per sempre grato.

Grazie mille, Ronald Mucci 

Che dite amici di Adorable Belluno: riusciamo a dargli una risposta, di modo che possa portare un po’ di sapore bellunese anche in Michigan?

Testo originale:

My Nonna used to make Polenta & Baccala every Easter and Christmas.  She was Diletta (Valmassoi) DaVinchie from Domegge Di Cadore.  She married Annibale (George) DaVinchie and moved to America in the 1920’s.  All of my family has died and I’m trying to get my Nonna’s recipie for Baccala.  I make the Polenta very well but I do not know how to make the white, baccala sauce that she used to put on polenta.  It was very good and it looked like a white sauce with pieces of codfish.  I really miss her dinners on Sunday.  If you could help me out I would be forever gragteful.  


Porta Dojona e i suoi muri parlanti

Porta Dojona è uno dei simboli più caratteristici della città di Belluno. Ha visto quasi mille anni di storia dei bellunesi, ha subìto diversi restauri, è stata ampliata e coperta. Ma quello che forse non sapete è che nasconde anche un piccolo segreto di vita quotidiana. Leggete quale. 

Porta Dojona è una delle cinque porte (quattro ufficiali e una “d’emergenza”) che permettevano l’ingresso all’interno delle mura della città di Belluno, ed è una delle tre che si trova ancora oggi intatta.

Stiamo parlando di un vero e proprio monumento che è testimone della storia di Belluno dal 1289: è questo infatti l’anno in cui fu innalzato il suo arco interno chiamato inizialmente “di Foro” o “Mercato”, su disegno di Vecello da Cusighe e in onore del vescovo-conte Adalgerlo da VIII alta.

La seconda parte della porta, per intenderci la vera  propria “facciata” che dà su Piazza Vittorio Emanuele, risale al periodo Rinascimentale, esattamente al 1553: ad opera di Niccolò Tagliapietra, fu costruita per volontà del rettore Francesco Diedo (fate caso all’iscrizione sopra l’arco FRANC. DIEDO. PRAET. PRAEF.Q. OPT). Infatti potete notare che sono vari gli elementi rinascimentali riconoscibili, come le colonne poste sugli alti piedistalli, l’architrave lavorato a triglifie e le due cariatidi ai lati del Leone di S.Marco.

Una delle caratteristiche principali di questo suggestivo luogo della città è la penombra dalla quale si è avvolti passandoci sotto: dovete però sapere che non è sempre stato così. Infatti la copertura di collegamento venne realizzata soltanto nel 1622, conferendo a Porta Dojona il caratteristico aspetto di una “galleria in versione ridotta”.

E nemmeno il nome è lo stesso rispetto all’origine: la porta assunse il nome “Dojona” soltanto nel 1609 in onore di Giorgio Doglioni, coaditore del vescovo-principe di Bressanone.

Avete mai sentito qualcuno riferirsi a questa porta chiamandola “Porta de le Cadene”? Beh, se vi è capitato e vi siete chiesti il perché senza riuscire a darvi una risposta, lo facciamo noi: dovete sapere che si chiama così per il ponte levatoio che era presente fino al 1730 ca. (momento in cui il fossato venne interrato) dalla parte di Via Mezzaterra.

Ma veniamo ora a quello che vi avevamo promesso, ovvero la curiosità pressoché sconosciuta relativa a questa porta: vi abbiamo accennato al fatto che questo simbolo della città racchiude in sè, e in particolare sui suoi muri,  varie iscrizioni perlopiù in latino che ricordano la realizzazione dell’opera, i successivi restauri e lavori, o anche avvenimenti che riguardarono la città di Belluno. Ma ci sono anche delle scritte meno note e meno convenzionali che raccontano episodi di vita quotidiana.

Ci spieghiamo meglio.  Nei luoghi indicati dalle frecce nell’immagine qui sotto, se guardate con attenzione (dal vivo s’intende, se no che bello c’è?), potete vedere delle scritte di nomi di persona con relativa data. Sapete a chi appartengono? Si tratta degli autografi incisi dalle guardie di servizio alla porta a metà del 1800. E sapete come hanno fatto a lasciare il loro segno indelebile su Porta Dojona? L’hanno fatto con le loro baionette.

Scritte porta

Fotografia di Leonard Leo Graf.

Grazie al gruppo Belluno e Provincia: cultura arte e storia per averci fornito alcune delle informazioni presenti in questo articolo e alla ricerca di Gigetto De Bortoli, Andrea Moro, Flavio Vizzutti, Belluno: storia, architettura, arte Belluno, 1984.