Palazzo Fulcis, la dimora dell’arte a Belluno

La cerimonia di inaugurazione del nuovo museo Civico di Belluno è fissata per giovedì 26 gennaio, alle ore 17:30, presso il Teatro Comunale di Belluno. Al termine della stessa sarà possibile visitare il museo, nella nuova sede di Palazzo Fulcis con ingresso contingentato fino alle 22:00.
Inoltre fino al 5 febbraio l’entrata al nuovo Museo Civico di Belluno è gratuita.

Ospite d’eccezione Tiziano Vecellio con la sua Madonna Barbarigo, in mostra fino al primo maggio.

Adorable Belluno vi porta a conoscere più da vicino Palazzo Fulcis, posto nel cuore del centro cittadino, affacciato su via Roma, di fronte allo storico Teatro Comunale. Il palazzo settecentesco, un tempo dimora di una delle famiglie più in vista della città, ora appartiene a tutti i bellunesi ed è destinato a diventare il gioiello culturale delle Dolomiti.

Palazzo Fulcis la casa dell’arte a Belluno

Palazzo Fulcis ieri

Palazzo Fulcis deve il suo nome alla nobile famiglia bellunese Fulcis, attestata come residente in Belluno già dal Trecento ed iscritta al Consiglio dei Nobili dal 1512.
Poco si conosce sulla storia del palazzo nei secoli che precedono il Settecento, certo è che nel 1776 l’architetto Valentino Alpago Novello (1707-1793) si occupa, in occasione delle nozze di Guglielmo Fulcis con la contessa trentina Francesca Migazzi de Vaal, dell’ampliamento del palazzo.
Palazzo Fulcis viene arricchito con l’elegante e possente facciata su via Roma, vengono creati due monumentali portali di accesso e un imponente scalone. La dimora viene dotata inoltre di una grandiosa sala d’onore e gli spazi interni vengono impreziositi con decorazioni a stucco e straordinari pavimenti in seminato, a motivi rococò.

Palazzo Fulcis oggi

Oggi Palazzo Fulcis mantiene inalterato il fascino che lo ha contraddistinto nei secoli. Esso consta di tremila metri quadrati destinati allo spazio espositivo, distribuito su 5 piani e articolato in 24 sale espositive. Il lavoro di restauro, finanziato dalla Fondazione Cariverona  è stato affidato allo studio Arteco di Verona e ha visto la stretta collaborazione tra il curatore museale Denis Ton e l’architetto progettista Antonella Milani.
Ma veniamo al palazzo, cosa è cambiato del suo antico aspetto? Poco o nulla, poichè l’opera di restauro non solo ha mantenuto il più possibile inalterato l’aspetto originario di questa splendida residenza cittadina, ma anche ridato vita ad elementi dell’epoca. Oggi spiccano, più belli che mai, i delicati decori del piano nobile e gli affreschi che arricchiscono il soffitto del Grande Salone del secondo Settecento e gli affreschi di fine Ottocento, che animano altri ambienti del palazzo. Nel restauro del Fulcis sono stati recuperati anche i pavimenti con motivi rocaille e gli stucchi tardo barocchi.

Cosa c’è di nuovo? Di nuovo ci sono gli impianti di sicurezza e condizionamento, una nuova scala principale ed un ascensore, tutto trasparente per accedere ad ogni piano. Interventi necessari all’adeguamento funzionale del nuovo Museo Civico di Belluno.

Opere e artisti del Museo Civico di Belluno

Come avete potuto capire Palazzo Fulcis è già di per sé un’opera d’arte e riuscire ad inserire l’intera collezione del Museo Civico di Belluno, che consta di ben 600 opere, in degli spazi così fortemente connotati, non è stata un’impresa semplice.
La stessa struttura del palazzo obbliga ad un percorso museale non sempre rettilineo, anche se altamente suggestivo, potete starne certi.

Quali sono le opere che si possono ammirare tra le stanze del Fulcis?

Il Museo Civico di Belluno conserva delle splendide collezioni, a cominciare dalla collezione Zambelli: una delle più importanti raccolte di porcellane del Settecento del Veneto. La collezione di gioielli Prosdocimi Bozzoli, i bronzetti e le placchette del conte Florio Miari, donate al museo dal figlio Carlo, le matrici xilografiche della tipografia Tissi, e le raccolte grafiche, tra le quali spiccano i disegni di Andrea Brustolon, i lavori di  Diziani, fino ai fogli di Demin e Paoletti. E poi ancora le stampe da collezione, tra le quali c’è il fondo Alpago-Novello che consta di oltre 1400 fogli.

Ma chi sono gli artisti della collezione museale bellunese? Andiamo per ordine e vediamo se ne conoscete qualcuno.

Quattrocento e Cinquecento

In questa splendida dimora dell’arte vivono, attraverso le loro opere, due bellunesi attivi nel Quattrocento e Cinquecento, sono Simone da Cusighe e Matteo Cesa, poi c’è Jacopo da Montagnana, ritenuto uno degli artisti più importanti per la diffusione, nella terraferma veneta, del linguaggio rinascimentale di Giovanni Bellini e Antonello da Messina.  Vi suonano familiari questi nomi? Allora conoscerete di certo anche Pomponio Amalteo, Domenico Tintoretto, Bernardino Licinio, Francesco Frigimelica o Palma il Giovane.

Seicento, Settecento e Ottocento

Nelle stanze del secondo piano del Museo Civico di Belluno si possono incontrare alcune tra le personalità più importanti che popolano il museo e allo stesso tempo approfondire i temi conduttori nodali per la storia dell’arte a Belluno.

Per quanto riguarda il tema del paesaggio, gli artisti chiave di questi tre secoli sono Marco Ricci, Antonio Diziani, Giuseppe Zais, fino a Ippolito Caffi e Alessandro Seffer.
Belluno è stata anche terra di scultori del legno, tra i quali spiccano Valentino Panciera Besarel e il più famoso Andrea Brustolon.
L’esposizione prosegue con la scultura dell’Ottocento e con le opere di tematica risorgimentale e ritrattistica.

I bellunesi dal Cinquecento all’Ottocento

Sempre al secondo piano di Palazzo Fulcis e più precisamente in uno dei corridoi coperti che si affacciano sul cortile, è esposta la raccolta di tavolette votive della chiesa di Sant’Andrea, che ci porta indietro nel tempo, alla scoperta della grande devozione ma anche dei costumi del popolo bellunese.

Sebastiano Ricci

Sebastiano Ricci è la star del Museo Civico. Nato a Belluno nel 1659, durante la sua vita ha lavorato da nord a sud Italia, ma anche in Inghilterra e Francia.

Osservare i dipinti di Sebastiano Ricci ci permette di fare un viaggio a ritroso nella pittura europea, dalla stagione barocca a quella rococò. Al museo sono esposte La Pazienza di Giobbe, un’opera del Seicento, il Riposo durante la fuga in Egitto, espressione di uno stile nuovo e più libero, probabilmente del periodo inglese, La Testa della Samaritana, proveniente dal perduto ciclo  di villa Belvedere a Belluno datata 1718 e Il satiro e la famiglia del contadino, opera questa della produzione matura, caratterizzata dalla maniera “di tocco” sviluppata da Ricci.
Altre tre opere del pittore bellunese, conservate al Museo Civico, esulano però dal percorso museale e sono esposte al terzo piano, in attesa di tornare nella loro sede originale, vale a dire il camerino Fulcis. Esse sono la monumentale Caduta di Fetonte, l’Ercole e Onfale e l’Ercole al bivio.

Breve Storia del Museo Civico di Belluno

La storia del Museo Civico di Belluno inizia nell’anno 1872 quando il medico bellunese Antonio Giampiccoli decide di donare alla comunità la sua raccolta di dipinti, su tavola e su su tela. A questa si aggiunse presto un’altra donazione, quella di Carlo Miari che decise di regalare l’intera raccolta del padre Florio che consta di bronzi, medaglie, placchette, monete, sigilli, manoscritti e libri.

Ad essere sinceri la prima vera collezione del Museo Civico Bellunese risale al 1837 quando a Belluno venne istituito il Gabinetto Provinciale Naturalistico della Provincia, poi Gabinetto di Storia Naturale e Industria Patria, con le raccolte naturalistiche del medico e botanico bellunese Alessandro Francesco Sandi, cui si aggiunsero quelle zoologiche di Angelo Doglioni.

Nel 1876 venne istituita la Commissione Provinciale Conservatrice dei monumenti d’arte ed antichità di Belluno e Osvaldo Monti venne nominato ispettore agli scavi e ai monumenti. Per l’esposizione della raccolta civica, una delle più antiche del Veneto, venne scelto il palazzo del Collegio dei Giuristi, in piazza Duomo, che fino ad oggi è rimasta la sede del Museo Civico di Belluno.

Negli anni a seguire la collezione del Museo Civico è andata ampliandosi, grazie a donazioni e acquisizioni.

Foto di Andrea De Martin


La Madonna Barbarigo dell’Ermitage in mostra a Belluno.

La mostra La Madonna Barbarigo dell’Ermitage è un evento di grande rilevanza, non solo perché accompagna la riapertura del Museo Civico di Belluno, in uno dei palazzi più belli della città, ma soprattutto perchè porta il capolavoro di Tiziano nella sua terra natale.
Sono passati 167 anni da quando il dipinto lasciò i confini italiani e ora torna tra le Dolomiti, tra quei paesaggi che videro nascere il genio di Tiziano.

Il soggetto dipinto da Tiziano nel quadro la Madonna Barbarigo è importante per la sua grande espressività cromatica, ma soprattutto perché rappresenta un modello devozionale  elaborato dal Maestro, replicato e copiato nei secoli successivi, fin oltre il XVI secolo.

La mostra bellunese La Madonna Barbarigo dell’Ermitage è l’occasione per mettere a confronto il capolavoro del museo di San Pietroburgo, con altre due opere. La prima è una versione autografa del soggetto, proveniente dal Museo di Belle Arti di Budapest, dal titolo la Madonna con il Bambino e san Paolo, mentre l’altra è la Madonna con il Bambino e Santa Caterina, una delle più significative repliche di bottega, conservata alle Gallerie degli Uffizi a Firenze.

La mostra La Madonna Barbarigo dell’Ermitage vuole essere un omaggio al pittore cadorino, alla sua terra d’origine e un grande regalo per tutti i bellunesi.

Madonna Barbarigo storia di un dipinto.

La storia del dipinto la Madonna Barbarigo inizia a Venezia, intorno alla metà del 1500.
Nella meravigliosa città lagunare e più precisamente in Calle dei Biri, vive un importante pittore italiano. Il suo nome è Tiziano VecellioTutti voi conoscete il pittore cadorino, maestro del colore.

Cosa faceva Tiziano a Venezia? Dovete sapere che a metà del XIV secolo egli era un pittore affermato. Conosciuto e amato dai potenti dell’epoca, che gli commissionavano importanti lavori, Tiziano era anche un accorto titolare di bottega.

Tiziano aveva un figlio, il suo nome era Pomponio Vecellio, ed è proprio lui che nel 1581 vende la casa del padre, morto nel 1576, ad un nobile veneziano: Cristoforo Barbarigo. Il Barbarigo compra la casa e tutto ciò che essa contiene, anche i quadri del maestro. Proprio tra questi c’è la tela raffigurante la Vergine con il Bambino e Maria Maddalena, che prese poi il nome di Madonna Barbarigo.

I Barbarigo vivevano nel palazzo Barbarigo della Terrazza, che nel Settecento divenne uno dei luoghi di maggiore attrazione culturale a Venezia. Uno scrigno che conteneva una delle collezioni d’arte più famose del tempo, grazie soprattutto alla presenza dei diversi lavori del maestro cadorino.

Gli anni passano e gli eredi di Cristoforo decidono di vendere l’intera raccolta, tanto cara al loro avo e così nel 1850 lo zar Nicola I acquista l’intera collezione veneziana.
La Madonna Barbarigo arriva all’Ermitage a San Pietroburgo, dimora dei Romanov fino al 1917. Qui l’opera viene ridipinta con un pesante strato giallognolo, che ne compromette il giudizio sulla sua qualità.

Madonna Barbarigo oggi

Oggi la Madonna Barbarigo è conservata nelle sale del museo russo, restaurata dallo specialista dell’Ermitage Serghej Kisseliov che è riuscito a riportarla all’antico splendore.
Il quadro, in mostra come dicevamo a palazzo Fulcis, dal 27 gennaio al 1 maggio 2017, è un capolavoro della maturità di Tiziano.

I colori utilizzati dal maestro sono intensi, donano vita alle figure e definiscono la bellezza dei particolari. Il viso della Madonna, dalla pallida carnagione rosa, risalta nella cornice celeste del suo velo. Il velo stesso segna il passaggio perfetto dall’ombra alla luce, in una resa perfetta della profondità. Ma quante tonalità di blu servono per creare il mantello della Madonna Barbarigo? Tiziano ne ha usate tre, una diversa dall’altra.

Il fondo del quadro è realizzato con una mistura di pigmento terroso e ferroso (ocra) e biacca. L’imprimitura invece è assente, gli strati di colore sono stati applicati direttamente sul fondo e legati insieme con olio di semi di lino.

 

La mostra La Madonna Barbarigo dell’Ermitage, curata da Irina Artemieva e Denis Ton, è promossa dal Comune di Belluno, grazie alla disponibilità del museo dell’Ermitage, al sostegno della Fondazione Cariverona e alla collaborazione di Ermitage Italia.


Dolomiti d’acqua, un ponte tra i monti pallidi e la laguna

È stata inaugurata la grande mostra che celebra e ricorda a tutti noi le meraviglie e le suggestioni delle Dolomiti, creando un ponte con l’altro luogo unico delle nostre terre: Venezia e la sua laguna.

A Palazzo Crepadona, nel centro storico di Belluno, dal 16 settembre è possibile visitare la grande mostra “Dolomiti d’acqua – Il viaggio della pittura dai monti verso Venezia e la laguna”, un’esposizione che si inserisce nel programma della ventesima edizione della rassegna Oltre le vette – Metafore, uomini, luoghi della montagna e che è stata voluta dai Comuni di Belluno e di San Vito di Cadore, dove ha avuto un’anteprima parziale nel mese di agosto.

Il rapporto simbolico tra le Dolomiti e Venezia

La mostra Dolomiti d’acqua consiste in un ipotetico viaggio artistico lungo il corso della Valle del Piave e dei suoi principali affluenti, dalle Dolomiti fino a Venezia.

Il fiume Piave ha rappresentato nei secoli passati un utilissimo mezzo di trasporto per far arrivare dalla montagna bellunese fino a Venezia merci varie e il legname fondamentale per la sua costruzione e per la cantieristica navale.  Un percorso nel tempo e nello spazio che porterà il visitatore ad apprezzare come, con il passare dei decenni, sia mutato il nostro paesaggio e come gli artisti abbiano radicalmente cambiato, all’inizio del Novecento, il loro modo di rappresentare la realtà.

Scrive Giovanni Granzotto nella prefazione del bel catalogo della mostra: “Quest’anno la rassegna espositiva (…), che intende celebrare e ricordare a tutti noi le meraviglie e le suggestioni di luoghi unici, le Dolomiti, ha voluto costruire un ponte con l’altro luogo unico delle nostre terre: Venezia e la sua laguna. Ci fu sempre un rapporto osmotico tra questi due mondi, ed allora noi abbiamo voluto immaginare una mostra che raccontasse più di un secolo di questo lungo innamoramento degli artisti per almeno uno di questi luoghi dell’anima”.

 

Le opere esposte

I quadri esposti rappresentano uno spaccato dei paesaggi e dei modi di vivere veneti tra la metà dell’Ottocento e del Novecento attraverso le opere di alcuni tra i maggiori artisti nazionali del periodo: Guglielmo CiardiLuigi CimaGiorgio De ChiricoFilippo de Pisis, Tancredi Parmeggiani, Fiorenzo Tomea, Virgilio Guidi, solo per citarne alcuni.

A margine della grande mostra, in una sala di Palazzo Crepadona, il pubblico troverà anche un’importante sorpresa: l’esposizione “Viaggi e sguardi – Acquerelli di montagna tra Otto e Novecento”. Si tratta di una piccola esposizione di opere di collezionisti bellunesi che vuole essere il nucleo di un progetto importante e originale per il futuro. Vi si troveranno acquerelli di Compton, Gilbert, Donne e altri autori europei, tutti artisti di grande fama e capacità.

 

La mostra sarà ospitata a Belluno, presso Palazzo Crepadona, dal 16 settembre al 1 novembre 2016.

Orari di apertura della mostra

Da martedì a venerdì: 10.00 – 12.30 e 15.30 – 18.00
Sabato e prefestivi: 10.00 – 12.30 e 15.30 – 19.00
Domenica e festivi: 10.00 – 18.00
Lunedì chiuso tranne lunedì 31 ottobre

Biglietteria

Interi 8 euro; Ridotti* 6 euro
Ingresso gratuito per Scolaresche e Bambini 0 – 11 anni

*Ridotti
Ragazzi 12 – 17 anni; Studenti con tessera; Over 65 anni; Soggetti convenzionati (elenco in biglietteria); Gruppi minimo 20 persone (1 accompagnatore gratis)

Catalogo della mostra 20,00 euro

Informazioni

Per informazioni sulla mostra “Dolomiti d’acqua” potete consultare il sito ufficiale oppure rivolgervi a:

Ufficio turistico Belluno tel. 334 2813222; ufficioturistico@fondazioneteatridolomiti.it
Comune di Belluno cultura@comune.belluno.it
Bottega del quadro bottegadelquadro@virgilio.it

 


Clorofilla – Arti pubbliche Condivise edizione 2016

Ecco l’edizione 2016 di Clorofilla, il laboratorio cittadino aperto che vuole valorizzare i beni comuni e costruire nuovi spazi sociali di condivisione. Negli spazi dell’ex caserma Piave, e in altri luoghi del Comune e della Provincia, i protagonisti saranno artisti della street art di calibro internazionale e tutti coloro i quali vorranno partecipare a questa esplosione di colore. 

Anche quest’anno, per l’edizione 2016, l’arte contemporanea esce dai musei e penetra nelle strade, entra in contatto con il territorio e stimola lo spettatore, perché si addentra nel “suo” ambiente.
Durante la settimana di CLOROFILLA 2016, gli artisti daranno nuova vita a superfici e luoghi dimenticati, che ormai non ci stupiscono più, con i loro colori in murales, workshop ed eventi.

Concerti, proiezione di film e documentari saranno presso la sede della Casa dei Beni Comuni (Ex Caserma Piave), laboratori di stampa aperti a tutti i cittadini nel cuore della città di Belluno e provincia.

Aria nuova per le nostre valli!

Il Programma di Clorofilla 2016

Dopo gli appuntamenti del 18 e 19 giugno, si prosegue con:

VENERDI’ 24 GIUGNO

Casa dei Beni Comuni
Ore 20.30 musica live con i COMANECI + DANAEIn collaborazione con GIGGO Logo 1

SABATO 25 GIUGNO

Lorenzago di Cadore
Ore 11 evento di LIVE PRINTING di serigrafia e torchio in città e PITTURA MURALE.

DOMENICA 26 GIUGNO

Casa dei Beni Comuni
Ore 21 LAGO FILM FEST presenta l’edizione 2016 proiettando i migliori corti della scorsa edizione. LFF_logobianco

VENERDI’ 1 LUGLIO

Casa dei Beni Comuni
Ore 20 Proiezione del film AMO-TE LISBOA un lungometraggio sulla Street Art, magico e surreale del collettivo Canemorto, sarà presente uno degli artisti del collettivo.

SABATO 2 LUGLIO

Parco Bologna Belluno e Casa dei Beni Comuni
Ore 11 LIVE PRINTING di serigrafia, calcografia e musica di Dj Sciacallo al Parco Bologna di Belluno. Durante la giornata ci sarà lo spettacolo di teatro di strada con MARIO LEVIS.
Ore 20.30 DJ BUBBLE sconvolgerà la Casa dei Beni Comuni con la sua musica e altre magie.

DOMENICA 3 LUGLIO

Casa dei Beni Comuni
FESTA DI CHIUSURA DI CLOROFILLA
Ore 12.30 PRANZO SOCIALE
Ore 15 musica live e spettacoli di teatro di stradacon Mario LevisRavioli Giganti, Porco del Reato, e Maurizio e gli Atomi – Sayonara tour.

 

Che cos’è Clorofilla?

CLOROFILLA è un incontro di artisti, muralisti e persone che si occupano principalmente di comunicare e costruire spazi comuni.

CLOROFILLA nasce nel 2015 dall’idea di Ericailcane in collaborazione con la Casa dei Beni Comuni, un laboratorio cittadino aperto, che lavora sul territorio per i beni comuni e per costruire spazi sociali di condivisione.
L’anno scorso, per due settimane fra giugno e luglio, alcuni muri della Casa dei Beni Comuni (ex Caserme Piave) e della città di Belluno, sono stati dipinti per raccontare delle storie, secondo un’idea di arte pubblica fatta dalla gente, per la gente.
Nel Nord est d’Italia, più o meno distanti dai confini geografici dello stato, Belluno è un’isola nello splendido deserto delle montagne. Le Dolomiti, patrimonio dell’umanità fanno da cornice a questa iniziativa che coinvolge gli artisti e i cittadini.

 

Per sapere di più su Clorofilla potete visitare il sito web 2016 cliccando qui!


San Liberale, la chiesetta che protegge la città di Belluno

La Chiesetta di San Liberale racconta pagine preziose della storia del territorio e dalle pendici del Monte Serva fa da custode silenziosa ed elegante alla città di Belluno. 

La Chiesetta di San Liberale racconta pagine e pagine di innumerevoli storie bellunesi e non. Non ci credete?

Chiedetelo a chi vive o ha vissuto a Belluno: ognuno di loro vi risponderà che state parlando di un luogo che conosce bene. La chiesetta in questione, infatti, è uno di quei posti che rientrano a pieno titolo nei “luoghi del cuore” e che sono frequentati per motivi anche molto diversi tra loro: c’è chi ci approda nel corso di una passeggiata contemplativa, chi invece vi si reca per rivolgere una preghiera speranzosa o assaporare qualche momento di silenzio. Qualcuno ci va per contemplare rapito il panorama sulla Valbelluna e magari scattare qualche bella fotografia, qualcun altro vi parlerà di questo luogo come scenario di un appuntamento galante ,vissuto forse col cuore in gola e le mani sudate.

Insomma, avrete capito che la Chiesetta di San Liberale è un luogo molto importante per tutti i bellunesi; quello che forse non sapete è che si tratta di un posto che porta con sé una testimonianza storica ed architettonica tra le più antiche del Veneto settentrionale. Siete pronti a scoprirne la storia? Eccovi serviti.

La storia della Chiesa di San Liberale

Le prime notizie documentarie circa la Chiesetta di San Liberale si attestano attorno al 1578; tuttavia il luogo di culto ha origini più antiche, addirittura precedenti all’anno Mille. Dovete sapere che originariamente la Chiesetta era dedicata a San Daniele profeta e che presentava ben tre altari: l’altare maggiore era dedicato a San Daniele, mentre i due minori erano dedicati rispettivamente ai Santi Rocco e Sebastiano, e l’altro a San Liberale. La chiesa, che come abbiamo visto risale al periodo altomedievale, conserva l’impostazione a croce latina, con cripta ed abside sopraelevato e un corridoio sopra il presbiterio.

La chiesetta di San Liberale conserva delle opere che appartengono a diverse epoche storiche: le più antiche sono un sarcofago e dei frammenti di pluteo del periodo medievale, ma troviamo anche delle tracce di un ciclo pittorico del XV secolo, decorazioni ed affreschi del XVI secolo e un altare ligneo decorato del XVII secolo. 

Lo sapevate che nelle immediate adiacenze della chiesa un tempo sorgeva un piccolo cimitero? Se ci fate caso, le pertinenze esterne del luogo di culto sono delimitate da un muro a secco a sostegno di un duplice terrazzamento: proprio quello era lo spazio adibito un tempo a zona cimiteriale.

L’intonaco delle pareti esterne si è in parte distaccato, lasciando trapelare la struttura murale a filaretto. Un’altra cosa molto interessante da notare è la copertura: una struttura in legno ricoperta da lastre in pietra.

La Chiesa di San Liberale oggi

Se le origini antiche della Chiesa di San Liberale vi hanno incuriositi, se anche voi come noi pensate che un luogo che vanta più di mille anni di storia, arte e cultura si possa considerare a pieno titolo come meritevole di essere visitato, allora non vi resta che farci un salto di persona. La Chiesa è raggiungibile dalla frazione di Pedeserva (BL), ed è localizzata a circa 4 km dal centro storico di Belluno. Il sito è segnalato anche come tappa dell’itinerario tematico del Parco Nazionale delle Dolomiti. 

La Chiesetta è ancora saltuariamente usata per le funzioni religiose e rientra nella parrocchia di Sargnano. 

 

Un ringraziamento particolare al gruppo Belluno e Provincia: cultura, arte e storia per le informazioni fornite e a tutti i preziosi cultori della storia di Belluno.

Fotografia di Matteo Crema

 

 


Bellunesi e foresti: storie di migrazioni artistiche

Prende il via martedì 9 febbraio il ciclo di incontri ‘Tè in biblioteca’, organizzato dalla Biblioteca Civica di Belluno, a cura di Marta Azzalini e Annalisa Crose.

Quattro appuntamenti, tutti a partire dalle ore 16.30, per scoprire i personaggi – bellunesi e non – che hanno dato lustro artistico alla città nel corso dei secoli. Il tema è infatti ‘Bellunesi e foresti: storie di migrazioni artistiche’, pensato per sottolineare come l’incontro tra personalità molto diverse tra loro abbiano contribuito, nel tempo, ad arricchire artisticamente Belluno, lasciandoci testimonianze che sono un vero e proprio patrimonio.

Tutti gli incontri avranno un’introduzione presso la Sala Cappella di Palazzo Crepadona, con un giro successivo nei luoghi legati ai temi trattati.

I quattro incontri, tutti alle ore 16.30.

Il primo, martedì 9 febbraio, avrà per tema ‘Rettori veneziani e autocelebrazione’, con una visita alla  chiesa di Santo Stefano.

Il secondo, previsto per martedì 16, si occuperà invece di ‘Giovanni De Min: pittore di storie’, con una visita alla Sala Consiglio di Palazzo Rosso.

Il terzo incontro di martedì 23 tratterà delle ‘esperienze romane di Pietro Paoletti’, con una visita alla Pinacoteca del Seminario.

Per concludere, l’incontro di martedì 1 marzo spazierà ‘da Tullio Lombardo a Filippo Juvara’, con visita finale tra Cattedrale e campanile.

Il costo è di 5 euro per ogni incontro e ciascun partecipante riceverà una scheda con la bibliografia di riferimento (oltre ad alcune curiosità sui temi trattati nel corso del pomeriggio).

Per iscriversi basta recarsi in Biblioteca in Via Ripa (BL) oppure inviare un’e-mail all’indirizzo biblioteca@comune.belluno.it

Un’occasione da sfruttare per visitare luoghi poco conosciuti della nostra Adorable Belluno, conoscere alcuni dei personaggi che hanno fatto la Storia dell’Arte italiana e ammirare la città con occhi differenti

Per maggiori informazioni consultate la pagina della Biblioteca Civica dedicata al ciclo di incontri.

 

Fotografia in copertina di proprietà della Biblioteca Civica di Belluno.


Quando il volontariato bellunese incontra l’Europa

Il Comitato di Intesa capofila di un progetto Erasmus+ che ad ottobre porterà in provincia 50 giovani da tutta Europa per riflettere sul tema del volontariato attraverso arte e creatività.

Il Comitato d’Intesa ottiene un importante risultato con il finanziamento da capofila di un progetto europeo Erasmus+ che porterà in provincia 50 giovani da tutta Europa. L’iniziativa è uno scambio giovanile (“azione 1”) dal titolo “Sharing common values” che si svolgerà a Belluno presso la Casa per ferie del “Centro Giovanni XXIII” dal 1 al 10 ottobre prossimi. Il progetto è patrocinato dai comuni di Comune di Belluno e Feltre

L’obiettivo è quello di riflettere sul tema del volontariato dando attuazione ai principi dell’anno europeo del volontariato del 2011 secondo un approccio comune europeo. Il progetto prevede una prima fase di individuazione dei valori comuni che guidano a livello comunitario l’attività di volontariato, sperimentando alcune metodologie partecipative come il world cafè, dibattiti e giochi di ruolo. Al fine di diffondere questi risultati si realizzeranno dei prodotti artistici e multimediali (un flash mob in piazza a Belluno, uno spettacolo teatrale e un video) a seguito di un percorso che coinvolgerà i partecipanti in una serie di laboratori creativi, di teatro e di videomaking. Previste anche delle visite sul territorio a Belluno e a Feltre, dove ci sarà una visita guidata il 3 ottobre. Coinvolte, oltre all’Italia che ha una delegazione di cinque persone (alcuni bellunesi, altri dalla provincia di Vicenza e Milano), altre 9 nazioni ovvero Belgio, Grecia, Lettonia, Lituania, Macedonia, Polonia, Portogallo, Romania e Spagna.

«Per la prima volta in provincia di Belluno – commenta il presidente del Comitato di Intesa Giorgio Zampieri – una realtà locale riesce ad organizzare come capofila un progetto Erasmus+. Con quasi 650 domande presentate a livello nazionale per il recente bando dell’azione 1 il Comitato d’Intesa è stato tra i soli 131 enti in tutta Italia ad aver ricevuto un esito positivo, segno quindi della validità di questo progetto. Tra qualche mese si svolgerà questo importante evento che coinvolgerà decine di giovani che soggiorneranno nelle Dolomiti portando le loro esperienze e competenze, conoscendo una delle nostre ricchezze ovvero il mondo del volontariato locale.»

La fase di progettazione e la successiva gestione del progetto è a cura del Centro studi ricerca e progettazione Csv Belluno

Per informazioni: centrostudiricerca@csvbelluno.it 

Quando il museo è smart

Il Museo Civico diventa smart

Quante volte vi è capitato, aggirandovi per le sale di un museo, di soffermarvi davanti ad un’opera per osservarla, cercando qualche indizio che vi aiutasse a comprenderne il più recondito messaggio? Poi stanchi di fantasticare sul perché l’artista abbia scelto quel soggetto e perché abbia deciso di rappresentarlo in quel dato modo, avete deciso di affidarvi alla didascalia per comprenderne il più intimo significato.

Di un’intera mostra, siate sinceri, quante didascalie avete letto? E quante di esse in maniera troppo superficiale?

Ad essere realisti, in un contesto quale è quello contemporaneo, nel quale in pochi ormai si soffermano a leggere con attenzione un testo per più di sei secondi, le lunghe didascalie che accompagnano le opere d’arte risultano ormai superate e noiose. Non vi pare?

L’app che ci guida al museo

Ecco perché il museo civico di Belluno ha scelto izi.TRAVEL, un’applicazione destinata sia ai musei che agli utenti, gratuita e sostenibile, capace di rivoluzionare il mondo delle audioguide.

Izi.TRAVEL infatti permette di realizzare delle audioguide scaricabili su tablet e smartphone, che permettono all’utente di approfondire l’opera che si trova davanti.
L’applicazione inoltre, una volta scaricata, funziona anche off-line.

I musei possono inserire le descrizioni del loro patrimonio storico ed incrementare i contenuti anche attraverso la pubblicazione di ricostruzioni video, che vengono lette dall’applicazione grazie ad un semplice QR code posizionato vicino all’opera.

Gli utenti, dal canto loro, possono recensire i luoghi che hanno visitato e le opere che hanno potuto ammirare per poi condividere la loro esperienza sui social network, dando modo anche a molti loro amici e followers di conoscere tesori artistici poco famosi ma senza dubbio unici e meravigliosi.
Una scelta, quella del Museo Civico di Belluno, fatta soprattutto per richiamare l’attenzione di un pubblico giovane che sembra essere poco attratto dai preziosi tesori artistici che questo piccolo scrigno conserva e che rende disponibili alla fruizione di tutti.