Valle dell’Ardo

Torrente Ardo - foto di Patricia Leles

Il torrente Ardo è un corso d’acqua che nasce ai piedi dello Schiara, la più elevata cima del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi con i suoi 2.565 metri di altezza. L’Ardo confluisce poi nel Piave in corrispondenza dei borghi a sud della città. È molto noto per l’importanza che ha rivestito nel passato per l’economia del capoluogo, fornendo la forza motrice con la quale venivano azionati, fin dati tempi della Serenissima, decine e decine di opifici dove si forgiavano spade fra le più ricercate d‘Europa, si macinava grano e orzo, si follava la lana, si lavorava il legname dei boschi nelle segherie, si produceva energia idroelettrica.

Più a monte, nella parte montana, l’Ardo è famoso per i boschi che ricoprono i versanti della valle, da cui da sempre si trae prezioso combustibile e legname da lavoro, un tempo portato con carri in città a favore delle nobiltà locale.
Oggi alcuni usi sono venuti meno, ma questo territorio è ancora caratterizzato dalla presenza di una fitta trama di percorsi (mulattiere, sentieri, di arditi cacciatori, percorsi su roccia), alcuni dei quali, entrati nella rete del Club Alpino Italiano, sono percorribili dagli escursionisti.

Tutto il territorio della valle dell’Ardo è segnato dalla mano dell’uomo, che da tempi molto antichi frequenta questa zona, come documentato dall’eccezionale ritrovamento di un sito archeologico al Bus del Buson. Percorrendo le rive dell’Ardo, i boschi o le praterie del Terne, i pascoli della Medassa o dello Schiara, l’occhio attento dell’osservatore riconoscerà le tracce dell’attività antropica, sotto forma di sentieri, muretti a secco, casere, stalloni, capitelli, fontane e lavatoi, calchère (antiche fornaci da calce), ecc. Accanto a questi segni, ricchissime sono le emergenze di carattere geomorfologico, paesaggistico, floristico, vegetazionale, faunistico.

La valle dell’Ardo ha un così elevato interesse ambientale che il Comune di Belluno vi ha istituito alcuni biotopi. Si tratta della “Gola dell’Ardo” fra Fisterre e Bolzano Bellunese, con lo spettacolare roccioso percorso dal torrente; della “Forra dell’Ardo” localizzata fra Vial a Mariano, di cui il luogo più noto e accessibile è l’arditissimo “Pont de la Mortis”; della profonda e misteriosa gola rocciosa del “Bus del Buson”, un antico alveo del torrente Ardo “sospeso” a metà versante, che può essere annoverato certamente come una delle emergenze di carattere geomorfologico più interessanti del Veneto. Altre aree di grande interesse sono poi i boschi con abete bianco sui versanti del Terne (I Péz) e la zona del Rifugio 7° Alpini, meglio nota come Pis Pilon, ai piedi delle stupende pareti dello Schiara, nel cuore del Parco Nazionale.

Innumerevoli sono le possibilità escursionistiche che il territorio offre, da quelle immediatamente periurbane (percorso lungo l’Ardo, fra Borgo Pra e la centralina idroelettrica, realizzato dal Comune di Belluno con la Comunità Montana Bellunese) a quelle più impegnative (salita allo Schiara, per vie ferrate, partendo dal caratteristico borgo rurale in pietra di Case Bortot, nelle Valli di Bolzano Bellunese).
Lungo percorsi ben soleggiati e comodi, è possibile infine raggiungere località di sicuro interesse come il già citato Bus del Buson (da case Bortot), il Pont de la Mortis (da Viàl), la casera Laronc, i Pez e Mione, sul Terne; il caratteristico villaggio terrazzato in pietra della Fossa, sopra i Pascoli di Bolzano Bellunese o il panoramico Col Castèi.

Foto di copertina di Patricia Leles 

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